13/09/2007

FORSE QUALCUNO HA PRESO UNA STECCA

Non conosco Stefano Boeri e tantomeno Jacopo Gardella. Ma leggo che quest'ultimo ha predisposto e presentato alla stampa, padrini politici Milly Moratti e Michele Sacerdoti, un progetto alternativo per la riconversione dell'area della Stecca degli Artigiani.

Il tutto dopo che Stefano Boeri ha progettato tale intervento, tra mille polemiche e dopo mesi di studio, e ne ha ottenuto l'autorizzazione comunale.

Chiaramente il progetto di Gardella è, per bocca dei suoi sponsor politici, migliore di quello di Boeri.

Ma è questa l'Urbanistica partecipata?

E' il colpire il lavoro degli altri, a loro insaputa?

E' il correggere, anzi gettare alle ortiche ( leggi polemiche), l'impegno di un altro professionista?

E' aspettare di conoscere  l'opera di un collega/concorrente per poi fare i professori e presentarsi come salvatori della patria.

Non sono vicino a Masseroli, Hines, Catella e co.

Non condivido le loro posizioni ma anzi, se proprio devo essere vicino a qualcuno , mi sento, alle volte, solidale con le posizioni di Moratti e Sacerdoti.

Ma proprio per questo mi piacerebbe che rispettassero le regole della più semplice etica professionale.

Vogliono proporre dei progetti. Il loro architetto lisviluppi alla luce del sole, li presenti contestualmente a quelli dei concorrenti, li discuta in loro presenza e ascolti le loro ragioni. O chieda che venga bandito un concorso.

Insomma non cerchi di vincere, o di farsi semplicemente pubblicità, con i sotterfugi quando la partita è quasi finita ( e in corso di demolizione la Stecca degli Artigiani).

Come la prenderemmo se un nostro collega presentasse a un nostro cliente un progetto alternativo ad una nostra proposta ( di sua conoscenza) senza che questa " competizione " fosse ufficiale?

E la presidente del nostro ordine che intenzioni ha visto che dovrebbe  concorrere e vigilare sul rispetto delle più semplici regole deontologiche?

Questa non è Urbanistica Partecipata, questa è schermaglia fra prime donne che nulla genera se non discredito per una categoria che non ne ha certo bisogno.

E penso al povero Ignazio Gardella.

a.b

Commenti

L'architettura partecipata presuppone l'esistenza della democrazia e dele sue regole.

La pratica concorsuale, operante nel resto d'Europa, consente che i progetti di architettura possano essere discussi e scelti in base alla loro rispondenza ai bisogni ed alle aspettative condivise.

In Italia l'architettura non appartiene alle regole democratiche. Appartiene solo a delle oligarchie.

Scritto da: Fabrizio | 13/09/2007

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